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EREDITÀ DALL'INFANZIA

Gli psicoanalisti e pediatri Bowlby e Spitz hanno mostrato che l’organizzazione affettiva e relazionale appresa dal bambino piccolo condiziona il suo modo di amare una volta adulto. Anche la capacità di gestire l’assenza dell’altro è molto influenzata dal modello del nostro primo attaccamento, nonostante l’iniziazione materna alla gestione della mancanza sia determinante, non è deterministica nel senso della condotta a cui si sarebbe inevitabilmente condannati. La vita dell’individuo, infatti, non smette di modificare il suo modo di recepire l’assenza. Studi ci dicono che la tendenza di chi ha avuto esperienze affettive rassicuranti è quella di vivere la mancanza amorosa senza eccessivo dolore. Chi invece non ha potuto godere di tale beneficio e fattore protettivo, tenderà a vivere l’amore in modo doloroso, passionale o fusionale. La relazione sentimentale, infatti, ravviverà nella loro memoria l’emozione antica e inconscia dell’abbandono e del dolore. In ciò avrà un ruolo determinante la capacità di autoconsolazione che l’individuo ha appreso nel suo cammino relazionale. L’intolleranza alla mancanza rende l’attaccamento molto difficile, se non impossibile. Alcune ricerche più recenti, effettuate da Mary Main nel 1985, hanno permesso di confermare il legame tra i rapporti con i genitori e il modo di percepire le situazioni affettive. Gli schemi di attaccamento infantili condizionano la nostra capacità di avere accesso alle nostre emozioni e ad esprimerle, fattore determinante affinché si possano instaurare buone e salde relazioni.

Johann Wolfgang von Goethe

Elfedea

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